Alcool, droga e mafia: giovani a confronto con gli esperti

MUSSOMELI – In sette in semicerchio. Al centro il Gip del Tribunale di Caltanissetta Giovambattista Tona. Ai lati, da sinistra, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri Capitano Gabriele Tadoldi, il Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza Maresciallo Salvatore Ricotta e il rappresentante dei genitori AGE Famiglie Guglielmo Vitrano; da destra, l’Arciprete della Parrocchia Madrice Don  Pietro Genco, l’Assistente Sociale del SERT  Pinuccio Favata e il docente Tonino Calà. È stato quest’ultimo a moderare la tavola rotonda Consumo di alcool e droga: Informare per Prevenire, inserita all’interno delle attività del Progetto Legalità portato avanti dalla scuola. Numerosa la platea di studenti, insegnanti, cittadini, convenuti ieri presso la palestra del II Istituto Comprensivo Giudici di via Pola. Tanti i messaggi e le riflessioni sul tema appesi ai muri della sala, a far da cornice alle parole e alle esperienze di uomini di stato, di chiesa, di genitori sempre più spesso incapaci di guidare i giovani verso comportamenti sani, ritratto di una società che vive ancora nell’omertà.  Come emerso durante il dibattito, accade sempre più spesso che chi sa, chi vede, preferisce non sapere o non vedere, a cominciare dagli stessi educatori scolastici. Tuttavia il problema va almeno discusso per poter compiere i primi passi verso una sua risoluzione. “Oggi noi facciamo un investimento in termini di prevenzione. – ha esordito il giudice nisseno – Contiamo di recuperare questo tempo quando voi sarete grandi: il Comandante avendo meno persone da arrestare, io da giudicare.” Quindi ha dimostrato ai ragazzi che la cosa più bella che posseggono non è la vita, come hanno risposto alla sua domanda, ma la libertà. Quella stessa che vien tolta pian piano a chi fa uso di alcool o stupefacenti. “Siate gelosi della vostra libertà e orgogliosi della vostra dignità. – ha concluso – Non fatevele rubare da un pezzetto d’erba piccolo così.” Perché il rischio a cui si va incontro è – secondo Favata – “di innamorarsi di queste sostanze e cadere vittima di quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una malattia cronica recidivante.” Non sono mancati neppure riferimenti puntuali alla mafia, sia con la proiezione del video Il mio piccolo giudice, realizzato da Maria Luisa Corbo e Salvatore Nocera con il contributo  della Regione Sicilia in memoria del giudice Rosario Livatino, sia con la lettura di una poesia dedicata a Peppino Impastato e scritta da un’alunna dell’Istituto.

 

Il mio piccolo giudice (guarda il video)

 

Tre domande al Giudice Tona…

Giudice, c’è una stretta correlazione tra droga e mafia?

“Sì, perchè spesso le organizzazioni mafiose cercano di controllare il traffico di stupefacenti e quindi di guadagnarci sopra.”

Anche in realtà piccole come Mussomeli?

“Le realtà piccole hanno un mercato limitato, quindi hanno prospettive di guadagno più ridotte. In casi come questi non sempre alle organizzazioni mafiose interessa controllarle. Però se l’organizzazione mafiosa in un territorio è radicata, conosce, e se c’è uno spaccio di stupefacenti vuol dire che quantomeno lo tollera.”

Quanto sono importanti simili iniziative?

“Bisogna provare a fare qualcosa, e queste iniziative sono un modo per provarci. Un modo per seminare. Poi, dopo la semina ci vuole il giardiniere, a cui spetta il compito più impegnativo. Il giardiniere può essere il professore, il genitore… anche la comunità nella quale vivono i ragazzi. Se non c’è il giardiniere, non c’è nemmeno la semina. C’è solo un evento, uno spettacolo, un qualcosa di fine a se stesso. Chi partecipa a questi dibattiti, a questi convegni, lo sa che il rischio è che siano del tutto inutili. Però meglio esserci e farli, per provare a lanciare questo seme, che non farli.