A San Biagio Platani il primo incarico da arciprete per Don Francesco Traina

SAN BIAGIO PLATANI – A poco più di un anno dall’ordinazione presbiterale, Don Francesco Traina si prepara ad assumere per la prima volta la responsabilità diretta di una comunità parrocchiale. La nuova destinazione a San Biagio Platani rappresenta per lui, appartenente alla Comunità ecclesiale di San Giovanni Gemini, un passaggio importante nel suo cammino ministeriale. Per Don Francesco quello di San Biagio Platani sarà il primo incarico come arciprete. Un passo significativo per un sacerdote ancora giovane, ordinato presbitero il 24 gennaio 2025 nella Basilica Cattedrale di San Gerlando ad Agrigento dall’Arcivescovo Alessandro Damiano. Il 25 gennaio 2025, il giorno dopo l’ordinazione, Don Francesco aveva celebrato la sua prima Messa nella chiesa Madre di San Giovanni Gemini. Un momento particolarmente intenso per la sua comunità d’origine, che ha sempre accompagnato con affetto il suo cammino vocazionale.

Per Don Francesco l’esperienza sacerdotale trova il suo centro proprio nell’Eucaristia. Celebrare la Messa significa poter offrire al popolo di Dio il Corpo di Cristo e accompagnare i fedeli anche attraverso la Parola. “È sicuramente un’emozione grande”, afferma, “Poter celebrare l’Eucaristia dopo aver ricevuto l’Ordine sacro del presbiterato è un dono grande: poter dare al popolo di Dio il Corpo di Cristo e poterlo sostenere con la sua Parola è la cosa più bella per un sacerdote”. Non soltanto emozione, dunque, ma soprattutto consapevolezza della dimensione spirituale del ministero. “L’Eucaristia è il centro della vita del sacerdote”, sottolinea, indicando nell’altare il cuore del servizio presbiterale.

Originario di San Giovanni Gemini, cresciuto nell’Azione Cattolica locale “Don Michele Martorana”, Don Francesco si è formato presso il Seminario arcivescovile di Agrigento, conseguendo il baccellierato in Sacra Teologia. Prima dell’ordinazione presbiterale ha svolto il ministero diaconale nella Comunità ecclesiale di Ribera, poi dall’ottobre 2024 nella Comunità Santa Lucia in Santa Chiara a Canicattì, dove, dopo l’ordinazione sacerdotale, ha continuato il suo servizio come vicario parrocchiale, finché da settembre 2025 è stato vice-parroco nella Chiesa di Santa Oliva di Raffadali.

Oggi, a soli trent’anni e con circa un anno e mezzo di ministero presbiterale, Don Francesco accoglie la nuova responsabilità di guida della Comunità di San Biagio Platani con gratitudine, ma anche con la consapevolezza del peso del compito affidatogli: “È certamente un atto di grande fiducia che la Chiesa, per volontà del nostro Arcivescovo, mi dimostra. Provo un senso di gratitudine e responsabilità innanzi al servizio che mi è stato chiesto a soli trent’anni di età e un anno e mezzo di ministero”. Non è, nelle sue parole, un incarico da vivere come una posizione, ma come un servizio. Il sacerdote che viene chiamato a guidare una parrocchia diventa infatti il pastore proprio della comunità che gli viene affidata, sotto l’autorità del vescovo diocesano. È quanto stabilisce anche il Codice di Diritto Canonico al canone 519, indicando per il parroco le funzioni di insegnare, santificare e governare, con la collaborazione dei sacerdoti, dei diaconi e dei fedeli laici.  Per Don Francesco, però, quella descrizione giuridica deve tradursi nella concretezza della vita quotidiana. “Non si tratta di sterile teoria”, spiega, “ma di impegno quotidiano, presenza costante, dedizione e amore per la comunità”. È questa, dunque, la sfida che deve affrontare: entrare in una comunità non semplicemente per amministrare una parrocchia, ma per camminare insieme alle persone che gli saranno affidate. Il suo desiderio è quello di costruire una comunità capace di accogliere, ascoltare e crescere nella fede, valorizzando anche la corresponsabilità dei laici: “È quello che mi auguro di vivere, con la collaborazione dei fedeli laici, affinché la parrocchia sia sempre più casa accogliente per tutti e comunità che cresce ben ordinata sulla roccia di Cristo”. Parole che delineano già lo stile con il quale Don Francesco intende affrontare il suo primo incarico da arciprete: non da solo, ma insieme alla comunità; non mettendo al centro la propria persona, ma Cristo; non considerando la parrocchia soltanto come una struttura, ma come una casa.

San Biagio Platani si prepara così ad accogliere un sacerdote giovane, ma con alle spalle un cammino di formazione e diverse esperienze pastorali. Per Don Francesco Traina si apre, quindi, una nuova stagione del ministero: quella in cui, accanto alla gioia dell’Eucaristia e all’annuncio della Parola, arriva anche la responsabilità quotidiana di essere pastore di una comunità.