CAMMARATA – Nei giorni scorsi, la Cassazione ha confermato il 41 bis (carcere duro) all’ergastolano Angelo Longo, 55 anni, di Cammarata. Ieri il difensore, Maria Brucale, ha precisato alcuni aspetti: “desidero contestare, quale difensore di Angelo Longo, che rimango sorpresa dalla diffusione di una informazione attraverso una interpretazione, che risulta lesiva dei diritti del mio assistito perché ingannevole nei contenuti. Il titolo attribuisce a Longo la qualità di “capo della famiglia di Cammarata”, non si comprende in virtù di quali elementi che possano, oggi, giustificare tale affermazione tanto più in virtù del dato che le operazioni di polizia dipingono continuamente nuovi scenari. Il virgolettatto: “ancora oggi assume una posizione di rilievo nel clan mafioso, grazie anche all’apporto di soggetti collegati”, crea l’apparenza che si tratti di un passaggio fedelmente riprodotto dalla motivazione della pronuncia della Cassazione che, invece, mai afferma tale circostanza. La Cassazione non può entrare nel merito della veridicità degli accertamenti processuali e non lo ha fatto neppure in questo caso limitandosi a citare i reati per cui Longo ha riportato condanna ed a citare le considerazioni del Tribunale di Sorveglianza che, peraltro, ascrivono la veste di “capo” del clan di riferimento a Longo Luigi defunto ormai da 16 anni.  Dove, dunque, la pretesa attualità? Nessuna valutazione ha espresso, ne poteva esprimer, la Cassazione sulla perdurante attribuibilità al mio assistito di un rango di vertice. A margine l’informazione fornita per la sua inesattezza si riserba con potenziali conseguenze negative su Angelo Longo, detenuto per vicende ormai remote. Desidero precisare che ho sempre ritenuto che Longo sia innocente, e che stia patendo il dramma feroce di un errore giudiziario” 

da LA SICILIA del 7 febbraio 2018 

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