SAN GIOVANNI GEMINI – In questa Pasqua 2022 il ritorno alla processione del Venerdì Santo è stato davvero speciale per i fedeli di San Giovanni Gemini. Il Cristo Morto è stato deposto nella sua urna lignea settecentesca riportata al suo splendore originario dalla restauratrice palermitana Ivana Mancino. Un lavoro che è durato circa un anno e mezzo dal settembre 2020 fino a martedì della Settimana Santa 2022 quando la “vara” è ritornata in paese per prendere il suo posto in Chiesa Madre.

Il restauro è stato interamente finanziato dalla Professoressa Irene Catarella in memoria dello zio Vescovo di Piazza Armerina Antonino Catarella, uomo autorevole e di bontà infinita che ha partecipato al Concilio Vaticano II. Per la Professoressa Catarella l’urna del Cristo Crocifisso, che il Venerdì Santo viene portata in processione insieme alla Madonna Addolorata, è davvero l’emblema che racchiude tutte le sofferenze dell’umanità e, mai come quest’anno, in cui guerra e pandemia sembrano imperversare sempre più, rappresenta le lacrime del mondo e la speranza che vengano asciugate al più presto. L’arciprete Don Luca Restivo ha benedetto l’urna, segno della devozione filiale dei credenti e del grande amore di Dio per l’umanità perché accoglie il Crocifisso che ha dato la Sua vita per tutti gli esseri umani.

Don Luca ha sottolineato come il restauro sia stato provvidenziale in quanto l’urna era ormai inutilizzabile e fatiscente sia dal punto di vista strutturale che decorativo, infatti era ricoperta da una vernice ingiallita che non faceva vedere la decorazione originale del finto marmo dai colori pastello brillanti e luminosi, come l’azzurro, il giallo e il rosa, occultandone, quindi, tutta la policromia. Anche le dorature erano rovinate. E chi si ricordava le “zampe” leonine che sono state ripristinate per ridarle risalto ed eleganza? La restauratrice ha ricordato brevemente gli interventi di restauro che hanno permesso di recuperare l’urna così com’era originariamente, come la ricostruzione del piccolo basamento di appoggio color lapislazzulo dove si sono ancorate le quattro zampe con un controtelaio, il ripristino dell’illuminazione, della frangia e dell’apertura originaria non più laterale, ma dall’alto.

Questo ha permesso alla statua del Cristo morto di essere adagiata su un lettino di stoffa rossa che è stato appositamente calato all’interno dell’urna mediante delle cordicelle. Sono emersi in tutta la loro bellezza anche gli elementi floreali del maestoso coperchio, nonché le piccole ghirlande che scendono dai quattro bordi dell’urna stessa. La Mancino ha promesso di ritornare al più presto in paese per spiegare in modo dettagliato i lavori fatti e anche la storia di questa opera d’arte.