Giovani, tra difficoltà e grandi sogni: il libro di Anna Rita Pecoraro sull’Agrigento greco-romana

“La casa II D del quartiere ellenistico-romano di Agrigento” è il titolo del libro di Anna Rita Pecoraro, meta di un percorso di ricerca iniziato con la tesi magistrale in Archeologia. “Con la ricerca di tesi ho fatto il primo studio specifico su una delle case del quartiere, mai studiate in maniera approfondita,fino a ora e rimaste escluse dalle ricerche sull’edilizia domestica della Sicilia ellenistico-romana“, ci racconta Anna Rita, archeologa originaria di Prizzi

Lo scorso novembre, l’autrice è stata relatrice durante un corso di archeologia romana, organizzato da Beni Culturali Sicilia in collaborazione con Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo, il Museo Salinas di Palermo, il Parco Archeologico di Himera e il Museo Civico di Termini Imerese. Qui l’archeologa ha tenuto una lezione sullo sviluppo di Agrigento romana, illustrando alcuni aspetti interessanti della sua ricerca.   

La ricerca, condotta grazie alla borsa di studio “Gregorio di Agrigento”, arricchisce la conoscenza della storia del quartiere ellenistico-romano di Agrigento attraverso lo studio specifico della “casa II D”. Il libro è stato presentato in occasione della XI edizione delle Giornate Gregoriane, convegno annuale organizzato dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, nel dicembre del 2017.

La casa II D è una delle case di un settore residenziale dell’antica Agrigento, noto appunto come ‘quartiere ellenistico-romano’, risalente all’età tardo-ellenistica (fine II-inizi I secolo a.C.).Il quartiere si trova nei pressi dell’area pubblica, prima greca e poi romana, e del teatro ellenistico scoperto da poco e attualmente ancora in corso di scavo. 

Venuto alla luce negli anni ’50, il quartiere è stato trascurato fino al 2009, quando lo studioso Ernesto de Miro che ha condotto diversi scavi nell’area, pubblica un libro sul quartiere in generale. Ma prima della ricerca di Anna Rita Pecoraro non è mai stato avviato uno studio specifico di tutte le case dell’area. A partire da questa, è partito un ciclo di ricerche volte a dar luce a nuove scoperte su tutte le altre case presenti.

Nel libro, l’edificio è analizzato sia nelle strutture murarie che in tutti gli elementi dell’arredo architettonico e dell’allestimento dei vani (capitelli, stucchi parietali, pavimenti). “Durante lo scavo del 1954, è stato rinvenuto anche del materiale ceramico che hostudiato cercando di ottenere qualche dato sulle fasi di abbandono della casa“, ci spiega Anna Rita.  

La casa II D non è una delle più grandi del quartiere, ma risulta interessante perché dotata di un complesso di grandi sale di rappresentanza, riccamente allestite: “Sulla base delle caratteristiche della pianta e della cura dell’allestimento dei vani, sono arrivata alla conclusione che si trattasse di un’abitazione appartenente al ceto egemone locale”, continua l’autrice.

Oggi Anna Rita continua a studiare e a costruire il suo futuro, un passo alla volta, nonostante le difficoltà di accesso al settore dei beni culturali non siano poche. Per questo, sta seguendo anche la strada dell’insegnamento, continuando a studiare per l’accesso ai concorsi. 

Anna Rita comunque non rinuncia certo al suo sogno. Incontrarla mi ha fatto capire che è come se fossimo tutti sospesi su un’enorme giostra che gira. Abbiamo ancora tanti passi da fare, l’ambiente è ostile, ma qualcosa può fare la differenza: l’autenticità e la passione, quella che non riesci a trattenere e ti fa muovere

Nonostante l’autrice appaia a prima vista molto timida, è disposta a raccontarmi la sua storia e non riesce a frenarsi quando inizia a dirmi come ha condotto la sua ricerca nel Parco Archeologico di Agrigento: “Il libro è stato come concludere un bel viaggio. Ricordo ancora tutte le giornate trascorse nel sito, sotto il sole, a studiare le strutture edilizieo tra gli archivi del Parco Archeologico e tra le ceramiche nel laboratorio di restauro. Come non dimentico la gioia di trovare delle cassette pienedi stucchi, la mia passione, ed essere la prima a poterli studiare con una ricerca specifica. In questo bel viaggio non è mancato il supporto della mia famiglia quante giornate sotto il sole ha trascorso mio padre per aiutarmi nella ricerca”, mi racconta e non nasconde neanche il suo desiderio più grande: “Mi piacerebbe, un giorno, che questi materiali fossero restaurati e valorizzati all’interno di un percorso museale. Così sarebbero aperti ai turisti, uscendo dai soli percorsi accademici”. 

L’autrice sogna di lavorare per la divulgazione scientifica nel settore dell’archeologia, un interesse che nasce in lei nei primi anni del liceo, con lo studio della storia dell’arte e alcune visite ai parchi archeologici della Sicilia. Questa passione si concretizza poi con gli studi universitari.

Oggi Anna Rita ha sospeso la ricerca per mancanza di opportunità. La condizione di precarietà e la difficoltà di accesso a un settore di ricerca bloccato per mancanza di fondi non permette a molti ragazzi di trovare gratificazione nella ricerca, un impegno che dovrebbe essere maggiormente riconosciuto. Così, molti prendono direzioni diverse per cercare stabilità. 

C’è quindi poco tempo per i sogni, ma qualcuno ancora pratica questo sport per passione. La nostra giovane archeologa è una di loro: “Lo studio della storia è a volte considerata attività lontana dalla vita reale e concretama ci dà in realtà strumenti obiettivi per interpretarla. I beni culturali, se ben valorizzati, sono fonte di ricchezza economica, come anche umana e culturale. La mancanza di cura caratterizza invece la gran partedei nostri siti archeologici: uno spreco enorme, sintomo di un degrado soprattutto culturale”, dice Anna Rita. “Sogno di mettere le mie competenze al servizio della comunità, di avere l’opportunità di provare a farlo. Credo ancora nel mio sogno”, conclude l’autrice.  

Il libro di Anna Rita Pecoraro, edito da Edipuglia, è disponibile in tutte le librerie e online