PALERMO – Proviene dalla chiesa di San Giacomo, annessa al convento dei Cappuccini di Bivona, il dipinto che per per 32 anni è stato conservato in una cassa nel convento dei frati Cappuccini di Palermo e in mostra a Palermo dal 28 marzo al 28 maggio, nella sala duca di Montalto di palazzo dei Normanni.

Si tratta di un piccolo capolavoro di un pittore fiammingo del ‘400 la cui attribuzione è individuata nell’ambito del Maestro della Leggenda di Santa Lucia. 

Ma come era arrivato un dipinto fiammingo di questo pregio a Bivona, e poi a Palermo?

Per ricostruire la vicenda, occorre andare all’indietro nel tempo, quando la più importante famiglia feudale di Bivona era quella dei Luna, che governò nel Quattrocento e nel Cinquecento. Appartenenti ad un antica casata della nobiltà spagnola, i Luna giungono in Sicilia al seguito dei re aragonesi: Pietro, che nel 1549 ricevette l’investitura della contea di Caltabellotta e della baronia di Bivona, nel 1552 sposò Isabella De Vega, figlia del viceré di Sicilia, giovane particolarmente devota, che ebbe in amicizia Sant’Ignazio di Loyola, suo maestro spirituale, fondatore della congregazione dei Gesuiti, che le suggerì il matrimonio con Luna.

I conti scelsero di risiedere a Bivona, nel palazzo che venne fatto appositamente edificare. È facile immaginare che i saloni di rappresentanza fossero ricchi di opere d’arte, stoffe, argenti. Tra l’altro, i primi gesuiti a giungere a Bivona – per i quali i conti fecero costruire una grande chiesa erano di origine fiamminga. Così le due tavole tavole raffiguranti Santa Caterina d’Alessandria e San Rocco, che un tempo si trovavano nella chiesa di San Giacomo, annessa al convento dei Cappuccini, probabilmente vennero donate proprio dai Luna, per testimoniare il loro appoggio alla Compagnia.

Dalla chiesa di San Giacomo, annessa al convento dei Cappucini di Bivona, il dipinto venne poi trasferito ad un altro convento, dello stesso ordine religioso, quello dei Cappuccini di Palermo: qui, solo intorno al 1980 il dipinto di Santa Caterina lascia per qualche tempo il convento, per un restauro. E adesso riappare per raccontare in filigrana la storia di alcuni secoli di Sicilia.

 

 

fonti: Ansa e La Repubblica