BIVONA – I dipendenti ARAS, Associazione Regionale Allevatori Siciliani, lunedì 11 aprile hanno sospeso qualsiasi attività lavorativa. Diverse sono le ragioni che hanno portato allo sciopero dei dipendenti ARAS, in primo luogo il mancato pagamento degli stipendi, che ormai non avviene da ben 8 mesi, nessun piano di rilancio del settore bloccato per una mancata riorganizzazione, nessun futuro lavorativo per i dipendenti. Una realtà a dir poco “tragica”, priva di prospettive rosee, quella che i dipendenti ARAS sono costretti a vivere ormai da mesi e che ha portato ad indire la sospensione dell’attività lavorativa.

In realtà i fondi per il comparto sono stati previsti, ma gran parte andranno ad Equitalia ed Inps per debiti pregressi. 2 milioni e 600 mila euro sono i fondi statali previsti per i dipendenti ARAS, un quinto in meno rispetto a 5 anni fa. Un duro colpo per il settore zootecnico, già fortemente colpito dalla grave situazione economica in cui verte la regione Sicilia. La questione è stata posta all’attenzione del direttore regionale dell’ARAS Carmelo Mieli, al commissario Giorgio Biserni, all’assessore all’agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea Antonello Cracolici e ovviamente al presidente della regione Rosario Crocetta, i quali dovranno darsi da fare per rilanciare un settore che ha fatto da faro per l’economia siciliana.

L’ARAS costituisce un punto di riferimento essenziale per gli allevatori, rappresentando un fondamentale presidio a supporto e tutela non solo degli allevatori ma anche dei consumatori finali dei prodotti della filiera zootecnica. La pastorizia è la principale attività su cui si basa l’economia di molti paesi dell’entroterra siciliano e dei Monti Sicani e la paventata chiusura dell’ARAS costituirebbe un duro colpo per i tanti allevatori.

Vincenzo Lo Presti