Commercio Equo e Solidale: caratteristiche e numeri

Più di 88 milioni di euro di fatturato, 1.200 lavoratori (per il 63%donna) e quasi 5mila volontari.
Sono questi alcuni numeri delle 90 organizzazioni Socie dell’Assemblea Generale del Commercio Equo e Solidale (Agices) che presidiano 15 regioni italiane con 247 Botteghe del Mondo e investono in “buona occupazione”, educazione e relazione con i produttori del Sud del Mondo.
L’Agices presenta il Rapporto nazionale 2013: una fotografia completa e aggiornata dello stato dell’arte del commercio equo.
Ogni giorno quasi 5000 volontari e  1200 lavoratori alzano le serrande delle Botteghe del mondo dalla Sicilia all’Alto Adige. Incontrano i consumatori, sistemano scaffali, vendono prodotti pagati a prezzo equo, creano con il proprio impegno un’economia nuova, capace di futuro. Ogni giorno migliaia di produttori del Sud del mondo lavorano con partner affidabili che hanno costruito una rete di imprese sociali alla base di un sistema commerciale ed economico radicalmente diverso da quello tradizionale.
Il commercio equo e solidale o commercio equo (fair trade in inglese) è una forma di commercio che garantisce al produttore e ai suoi dipendenti un prezzo giusto e predeterminato, assicurando anche la tutela del territorio. Si oppone alla massimizzazione del profitto praticata dalle grandi catene di distribuzione organizzata e dai grandi produttori. Carattere tipico di questo commercio è di vendere direttamente al cliente finale i prodotti, eliminando qualsiasi catena di intermediari.
È, dunque, una forma di commercio internazionale nella quale si cerca di far crescere aziende economicamente sane nei paesi più sviluppati e di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso; in questo senso si contrappone alle pratiche di commercio basate sullo sfruttamento che si ritiene spesso applicate dalle aziende multinazionali che agiscono esclusivamente in ottica della massimizzazione del profitto. Il documento che costituisce una sorta di “manifesto” del commercio equo solidale italiano è la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale.
Una caratteristica peculiare del Commercio Equo e Solidale è la filiera corta, ovvero l’esistenza di un percorso produttivo breve per la materia prima fatto di al massimo tre o quattro passaggi (produzione, trasporto, stoccaggio nei magazzini degli importatori, distribuzione presso le botteghe del mondo) che rendono il prodotto sempre rintracciabile. In questo, il Commercio Equo e Solidale si distingue fortemente dal commercio tradizionale, la cui filiera è spesso fatta di numerosi passaggi che aumentano notevolmente il profitto di chi mette il prodotto sul mercato, a scapito di chi produce, difatti  interviene creando canali commerciali alternativi (ma economicamente sostenibili) a quelli dominanti, al fine di offrire degli sbocchi commerciali a condizioni ritenute più sostenibili per coloro che producono, infatti, tra le regole principali a cui i produttori si devono attenere ci sono:
– divieto del lavoro minorile;
– impiego di materie prime rinnovabili;
– spese per la formazione/scuola;
– cooperazione tra produttori;
– creazione, laddove possibile, di un mercato interno dei beni prodotti.
Le tematiche del lavoro non possono essere slegate da questioni più ampie che riguardano le politiche di welfare.
Rino Genco, Presidente Associazione Karol Wojtyla ONLUS