Pubblichiamo un articolo di Luigi Capitano, docente di storia e filosofia e promotore del Comitato per la Difesa dell’Acqua Pubblica, in merito alla questione che riguarda la nostra acqua e le vicissitudini che la concedono ora alla popolazione, ora al gestore privato.
Cronaca di un misfatto annunciato. Lombardo firma il piano degli acquedotti che concede l’acqua della Quisquina a dei privati (ben poco raccomandabili…).
Lo avevamo già denunciato in pochi, per non dire in solitudine quasi perfetta (se si fa eccezione per il gruppo di opposizione), nel corso del primo volantinaggio di Liberacqua a Santo Stefano Quisquina nel gennaio scorso, piccolo evento passato in sordina, malgrado la notizia sia stata allora ripresa da qualche giornale regionale. La questione dell’acqua nel nostro paese sta diventando di una gravità sempre più allarmante, assumendo proporzioni e contorni sempre più inquietanti. Alla rapinosa richiesta di ‘raddoppio’ dell’emungimeno da parte della Nestlé -Acqua Vera (che Dio solo sa come abbia potuto avere a suo tempo tutte le autorizzazioni del caso…) si aggiunge ora la concessione di prelievo per 50 l/s alla Girgenti Acque, un gestore privato in odore di mafia (stando almeno ad alcune inchieste in corso), da parte della Regione Sicilia. Il romanzo criminale agrigentino continua così, con i suoi collegamenti catanesi e con il monopolio sull’acqua da parte delle ecomafie sostenute a livello politico… Non per nulla nel maggio scorso ben 100 sindaci siciliani hanno protestato di fronte all’Assemblea regionale contro la mancata ripubblicizzazione dell’acqua che disattende l’esito del voto referendario. In questo modo, non solo l’acqua, ma la stessa democrazia diventa un affare privato, come dimostra anche il fatto che le multinazionali e i mercati hanno reso sempre più insignificante il concetto di sovranità nazionale, sprofondandoci nella crisi…

Ed ecco che ora, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del misfatto già annunciato dal “Piano regolatore generale degli acquedotti della Regione Sicilia” (datato 30 novembre 2011) ci ritroviamo a doverci opporre in fretta e furia contro il decreto della Regione che approva appunto il nuovo piano delle acque. La situazione è resa ancora più ingarbugliata dal fatto che la nostra amministrazione comunale è legata politicamente all’MPA di Raffaele Lombardo, il quale fra l’altro aveva promesso un ingente stanziamento proprio per portare l’acqua dai pozzi di Margimuto (ex Montecatini) che agli inizi degli anni Ottanta fecero essiccare, per interferenza dell’unico bacino, le fonti di Capo Favara (da cui si approvvigionava e tuttora si fornisce la stessa Agrigento), provocando allora una sollevazione popolare che tutti ancora ricordano a Santo Stefano.Ma per tornare al decreto di cui sopra, il tempismo dei “campioni” dell’acqua e dei misfatti è stato, come sempre, ben studiato. Sessanta giorni per l’opposizione. I mesi delle vacanze e delle ferie! I mesi in cui sognare le mobilitazioni epiche del passato non sembra proprio il massimo del realismo… A questa estate stefanese incendiata dal caldo (e non solo…), e abbagliata dal malaffare, seguirà l’inverno del nostro scontento? Non vorrei essere così apocalittico. In tante circostanze analoghe – in una storia che si ripete – la comunità stefanese ha saputo dare prova di compattezza, di forza d’animo, di generosità nel combattere per una causa giusta qual è quella della difesa di un bene comune e primario come l’acqua. Non si deve dire, provincialisticamente o campanilisticamente o scioccamente: “l’acqua è nostra e non si tocca!” Quante volte l’abbiamo sentito ripetere dai politicanti di turno? Si deve invece dire: “l’acqua è di tutti e guai a chi ci vuole speculare per fini personali o privati, o affaristico-mafiosi”. Perché dev’essere chiaro che quella che si profila è una vera e propria “guerra dell’acqua” (l’espressione coniata da Vandana Shiva vale anche per noi). Sulle nostre sorgenti svolazzano voraci avvoltoi: la mafia “istituzionale” dell’acqua contro il rapace strapotere delle multinazionali… Concittadini: non è venuto il momento di reagire, di dire basta? Ci conforta sapere che ci sono delle inchieste in corso e che la magistratura sta cominciando a fare la sua parte contro i nuovi “campioni” della mafia dell’acqua e i loro immancabili compari politici (ieri si chiamavano Cuffaro & company, oggi, a quanto pare, Fratelli Lombardo & company). L’Europa ha deciso di sospendere i fondi UE alla Sicilia. Chissà come mai? Forse perché la Sicilia da ieri ad oggi non è cambiata per niente, quando si tratta di affari mafiosi… Scriveva Pirandello ne I vecchi e i giovani: “Mangia il Governo, mangia la Provincia, mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l’ingegnere e il sorvegliante”. (All’elenco, dopo il bell’acquisto dello statuto speciale, non rimane che aggiungere la Regione…). Alcune rivelazioni apparse su “Grandangolo” fanno trapelare situazioni analoghe per cui, in un sistema di appalti gestito in combutta fra mafia e politica, “il 20% va alla mafia, il 2% alla politica e il resto all’imprenditoria”. Nella Grande Mangiatoia della politica (quella con la minuscola) mangiano in perfetta corrispondenza di amorosi sensi e in magnifico conflitto d’interessi gestori e amministratori, faccendieri e imprenditori e funzionari pubblici e non so quanti altri loschi figuri ancora, mentre a rischiare di rimanere assetati siamo noi, poveri cittadini onesti che abbiamo la sola colpa di vivere – per dirla con Italo Calvino – nel “Paese dei corrotti”. Io aggiungerei: “nel ventennio dei corruttori”, considerando che l’ondata delle privatizzazioni è avvenuta soprattutto nell’epoca berlusconiana (e che i vari Bersani da rottamare, essendo stati volens nolens parte di questo sistema, non hanno saputo dire al riguardo una sola parola di sinistra…). Di questi disastri della privatizzazione forse gli agrigentini, che hanno bevuto l’acqua dissalata pagandola salatissima, non ne sanno qualcosa? A proposito, perché gli agrigentini non pretendono di avere una rete che non faccia più letteralmente acqua da tutte le parti, invece di pretendere l’impossibile da politici poco raccomandabili? Non per fare la vox clamantis in deserto (non ci tengo proprio), ma se non sapremo reagire al modo giusto e al momento giusto ci accorgeremo degli effetti del danno quando sarà già troppo tardi: quando saremo non solo ridotti con i rubinetti a secco, ma quando ci ritroveremo con un territorio irreparabilmente dissestato dal perduto equilibrio idrogeologico! Non ci bastava l’inquinamento da norovirus delle falde acquifere di Santo Stefano Quisquina, che si trascina fantomaticamente (e fantozzianamente) da ben più di un anno, e rispetto al quale l’amministrazione locale (insidiosamente, ma anche inutilmente, legata all’MPA di Lombardo) ha dimostrato ancora una volta tutta la propria madornale inettitudine, ora (come all’inizio del Duemila, ai tempi della Platani-Rossino), sulle sorgenti della Quisquina si proietta di nuovo l’ombra lunga della mafia…
Luigi Capitano


















