BIVONA – E’ incentrato nel territorio “Sicano”, più precisamente a Bivona, in provincia di Agrigento, il film del regista Andrea Zaniol tratto dal libro di Carmelo Miduri “I bambini della Croce Bianca”. Verrà presentato il prossimo 26 gennaio 2018, nel corso di una Conferenza Stampa presso l’Auditorium della Concezione di Bivona (inizio ore 11,00). Lo comunicano il Sindaco, Milko Cinà e l’Assessore alla Cultura, Salvatore Cutrò, attraverso una nota stampa. Il Comune di Bivona e il produttore Paolo Ghezzi lo scorso anno avevano sottoscritto un protocollo d’intesa per la realizzazione del film che racconta la storia, oramai dimenticata, della Sicilia povera di un tempo. La piccola cittadina montana è stata scelta come set cinematografico nel racconto scritto dal giornalista Carmelo Miduri, che narra una parte della nostra Isola degli anni ‘50. Nel corso degli ultimi mesi, durante le riprese, sono stati valorizzati e messi in risalto gli aspetti ambientali che caratterizzano l’intera area “Sicana” e si sono rivelate preziosissime le risorse professionali del luogo che hanno contribuito in ogni aspetto. Il progetto è sostenuto da banche, aziende e dall’associazione “Vie del Vino”; annovera, inoltre, la partecipazione di alcuni produttori canadesi.

La storia de “I bambini della Croce bianca” si sviluppa nel bel mezzo dei Monti Sicani, in un piccolo paesino. Il periodo riguarda l’anno scolastico 1960-61 ed i fatti riguardano i bambini in età di scuola elementare lasciati dalle loro famiglie in un misterioso palazzo bianco. All’interno sapevano di essere “ricoverati” per la cura del tracoma, terribile malattia che colpiva gli occhi, tra l’altro ancora presente in Africa. La vita, sulle pendici del Monte delle Rose, era un’alternanza di paure e violenze, con il terrore di diventare ciechi. Le punizioni erano all’ordine del giorno, così come le fughe lungo i boschi adiacenti. Sono tre i bambini protagonisti che, insieme ad altri provenienti da diverse parti della Sicilia, testimoniano la povertà nel momento in cui si registrò il boom economico nel Nord Italia. Fra i bambini protagonisti anche un figlio di un mafioso che aveva partecipato alla strage di Portella della Ginestra e che stava per fuggire in America.

Da qui ecco il finale che non t’aspetti. Un tenente dei carabinieri è a caccia del mafioso, ma scopre la vera identità del ragazzino e che quest’ultimo non era affetto da tracoma. Il colpo di scena è dietro l’angolo: nessuno dei bambini del “Tracomatosario” era affetto dalla terribile malattia che colpiva gli occhi. Il tracoma, infatti, era stato sconfitto molti anni prima! Quindi l’ulteriore scoperta: i medici avevano prescritto il ricovero per salvarli dall’abbandono, dalla miseria e dalla povertà, in un momento in cui orfanotrofi e brefotrofi siciliani erano stracolmi e in un periodo dove le violenze avvenivano all’ordine del giorno.