Un fondamentale passo verso la ricostruzione e la valorizzazione dei piccoli comuni italiani. Dopo sedici lunghi anni e quattro legislature la legge è stata finalmente approvata dal Senato con 205 voti favorevoli. La legge sui piccoli comuni ha fatto registrare l’unanimità nel primo passaggio alla Camera ed anche a Palazzo Madama in un secondo momento. Si tratta di una più totale condivisione del sistema Paese: dopo anni, infatti, si torna al passato. Come? Scommettendo sui borghi e sui paesini “sperduti” e “sconosciuti” di tutta la Penisola, all’interno della quale vivono quasi 10 milioni di italiani e nella quale si può tracciare una linea indelebile per il futuro dell’Italia.

La dotazione finanziaria è quella che più fa discutere. Il Fondo per lo sviluppo strutturale sarà di 100 milioni per i prossimi 7 anni, ovvero dal 2017 al 2023. Pensandoci, onestamente, sono pochi per una lunga platea che annovera la virtuosa lista di 5.585 Comuni. “Quei 100 milioni – dice Ermete Realacci, deputato del Pd – sono per i Comuni in maggiore difficoltà e devono sicuramente essere rafforzati, già a partire dalla prossima legge di bilancio”.

Il primo “step” riguarda la riqualificazione dei piccoli comuni: prevede anzitutto il recupero dei centri storici, degli edifici abbandonati pubblici e privati, dei beni artistici e librari. Ma non solo: sarà data la possibilità di acquisire degli stabili per favorire attività di protezione civile, volontariato tramite associazioni, promozione dei prodotti tipici locali e turismo. L’occhio di riguardo, inoltre, verrà dato ai progetti informatici che puntano ad incentivare i collegamenti telematici per qualsiasi servizio, creando sistemi a banda larga e senza fili. Questo processo, in alcune comunità, è già stato avviato.

La legge insisterà molto per il miglioramento dei servizi postali. Da un lato, indica nella rete telematica gestita dall’agenzia delle dogane e dei monopoli il vettore per favorire il pagamento di bollette e tasse nelle tabaccherie e negli esercizi commerciali. Dall’altro, invece, verrà offerta ai Comuni la facoltà di proporre iniziativa atte allo sviluppo dei servizi postali, usufruendo inoltre degli uffici chiusi in questi ultimi anni.

Il processo di riqualificazione prevederà infine un Piano per l’istruzione e i trasporti nelle aree rurali. Quest’ultimo “step” è incentrato sull’informatizzazione e sulla digitalizzazione della attività didattiche offerte agli studenti. Il primo obiettivo è però quello di migliorare le infrastrutture nelle aree rurali e montane. La Legge è dunque rivolta ai Piccoli Comuni che hanno bisogno di essere riqualificati e riscoperti nella loro bellezza. La crescita e lo sviluppo della nostra Penisola deve passare dai borghi. Rappresentano un trampolino di lancio e una grande sfida per il futuro dell’Italia.