Docu-fiction girata a Mussomeli. Presentazione venerdì allo Sgadari
MUSSOMELI – Quante cose si possono dire a gesti, soprattutto in Sicilia. È un modo di fare connaturato nel nostro stesso dna. Cu ‘na taliata d’uicchi turti mia madre da bambina, e a volte ancor oggi – lo ammetto - mi faceva intendere come dovessi comportarmi in una data situazione. Uno sguardo, un’espressione, il movimento particolare di una mano, bastano per farsi capire e per farsi ascoltare.
Su una realtà così vasta come quella della gestualità siciliana il regista nisseno Luca Vullo ha realizzato la docu-fiction “La voce del corpo”. Un film con Evelyn Famà, Rosario Petìx, Vincenzo Volo, in parte girato a Mussomeli, tra le mura del Castello Manfredonico e le terre che lo circondano.
La storia narra di un re curioso di scoprire come fanno quest’isolani a comunicare tra loro senza nemmeno proferire una parola. Prendendo avvio da una leggenda tratta dagli scritti di Giuseppe Pitrè, liberamente reinterpretata, lo spettatore viene così condotto per 60′ all’interno di un viaggio tra fantasia e realtà, dove oltre agli attori-guide, incontrerà anche alcuni personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo siciliani tra cui Pippo Baudo, Emma Dante, Lucia Sardo, Salvo La Rosa, Mimmo Cuticchio. L’obiettivo è farlo divertire con gusto, portandolo contemporaneamente a conoscenza di una forma di comunicazione tipicamente nostrana, che ci ha permesso nel corso della storia di farci comprendere da qualsiasi popolo straniero giungesse in Sicilia per dominarla o per renderle omaggio.
Realizzato in collaborazione con la Film Commission Sicilia e l’assessorato Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana, conta anche su una colonna sonora per gran parte made in Sicily, con brani di gruppi quali Agricantus, Tinturia e Ipercussonici.
Sarà presentato a Mussomeli venerdì 27, a partire dalle 17:30, presso Palazzo Sgadari.
A spiegare il perché di un film sulla gestualità dei siciliani è lo stesso Luca Vullo: “Quali sono gli aspetti più conosciuti all’estero della Sicilia e dei siciliani? Me lo sono chiesto varie volte. Facendo una rapida e personalissima ricerca statistica, al primo posto, sul podio, svetta ovviamente la Mafia; al secondo, le bellezze paesaggistiche del territorio e le opere dei grandi artisti che hanno vissuto o semplicemente lasciato traccia del loro passaggio sull’isola; al terzo la bontà delle pietanze della tradizione culinaria e al quarto posto la simpatia e la particolare gestualità dei siciliani.
Per conoscere la mafia, in fondo, i mezzi, gli strumenti e le modalità sono sempre stati diversi: film, serie televisive, libri e telegiornali con tutte le notizie di cronaca nera ad essa annesse e connesse. Per quanto riguarda le bellezze paesaggistiche del territorio e le opere d’arte, sono infinite le guide, le enciclopedie, le foto, ma anche più semplicemente i racconti o le esperienze personali di chi viene a visitare la Sicilia, soprattutto durante l’estate. Per i piatti tipici, ovunque è possibile trovare una rosticceria o un ristorante siciliano (ma, fidatevi, è sempre meglio mangiarle in loco le nostre specialità).
Per conoscere quell’incredibile codice, molto folkloristico, che è la gestualità dei siciliani, invece, esiste ben poco. Arrivando in Sicilia o imbattendosi nei siciliani sparsi per il mondo (moltissimi!) è una delle cose di cui ci si accorge piuttosto velocemente: baci e abbracci continui, strette di mano, occhiate e movimenti delle braccia che accompagnano frasi in dialetto o in italiano. Un continuo muoversi e agitarsi. Unico al mondo.
Ho pensato così di fornire al non-siciliano uno strumento che desse qualche elemento in più in più per assimilare meglio la nostra cultura. Ma nel farlo ho pensato prima di tutto che, imparando, si dovesse anche divertire.
Con questo film ho voluto dunque invertire le posizioni della classifica raccontando al resto del mondo le straordinarie capacità del popolo siciliano di comunicare con il corpo. L’idea era quella di realizzare un divertente vademecum audiovisivo prendendo parodisticamente spunto dai corsi multimediali per imparare le lingue straniere. Ho pensato che creare un dizionario audiovisivo didattico della voce del corpo siciliana fosse una cosa molto interessante e stimolante.
In sintesi volevo spostare la prospettiva di sguardo sulla Sicilia, valorizzando nel frattempo il patrimonio culturale, artistico e teatrale di questo popolo. La ricerca sul campo mi ha permesso di capire quanto la gestualità dei siciliani sia da ascrivere in parte alla loro teatralità e dell’attitudine alla recitazione. Mi sono quindi divertito a giocare “cinematograficamente” con un cast di attori e professionisti “made in Sicily” veramente eccezionali. D’altro canto la scrupolosa ricerca storica mi ha permesso di capire le diverse ragioni che ci portano ad essere un popolo così espressivo. Questo consentirà allo spettatore di avere un quadro più completo ed esaustivo del fenomeno.
Conoscendo l’universo contraddittorio e spesso surreale del siciliano, non potevo che utilizzare uno stile altrettanto surreale, a tratti grottesco, e volutamente comico per raccontare il tema di questa docu-fiction.
Non mi resta che salutarvi…e da buon siciliano dovrei baciarvi almeno una volta per guancia e abbracciarvi per diversi secondi, ma purtroppo ho un impegno e devo andare. Quindi mi limiterò a darvi un consiglio per fare un bel viaggio: guardate con più attenzione il corpo dei siciliani quando comunicano. Ma, chiaramente, fatelo solo dopo aver visto il film.”
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