La famiglia: sindaco, vice e assessore, non interessati al caso Barba
MUSSOMELI – “Pensavamo ad una storia chiusa, relegata allo stesso silenzio a cui era stata destinata dagli organi istituzionali ed invece è arrivata, inaspettata e inopportuna, la lettera della signora Giuseppina Lanzalaco, la quale – a nostro avviso – in essa ha posto soltanto la sua firma autografa.”
Si apre così la nota con cui la famiglia Barba cerca di chiudere definitivamente la vicenda sull’opera dello scomparso Angelo. A suscitare la loro reazione stavolta le dichiarazioni della bibliotecaria apparse in alcuni organi di stampa, secondo cui fu la figlia stessa dello storico, venuta a conoscenza della lettera con cui Il Reverendo Andrès De Sales Ferri chiedeva di ricevere una copia del libro del padre, qualche giorno dopo le comunicò la sua decisione di provvedere personalmente all’invio dell’opera, disimpegnando in tal modo il Comune e la biblioteca stessa. (per approfondimenti sulla vicenda ”Ex alunni: “un silenzio assordante” sulla vicenda dello storico Angelo Barba“)
Di seguito la posizione della famiglia, dei fratelli e dei nipoti tutti: “Attraverso queste righe intendiamo mettere il punto definitivo su una storia pregna di squallore e, forse, anche di probabile cattiveria, rispedendo al “mittente” – senza ricevuta di ritorno – la “cortesia” di una dignitosissima impiegata che ha svolto semplicemente il ruolo di “ambasciatore” di un messaggio che d’istituto sarebbe spettato al Primo Cittadino e/o al suo vice nonché anche assessore alla cultura. Infatti, questi ultimi non si sono mostrati interessati al fatto: le cause che potevano essere all’origine della vicenda avrebbero potuto trovare il loro spontaneo chiarimento nelle forme più convenienti, nei tempi più consoni alla buonafede, ma non certo nell’intempestiva motivazione della prassi burocratica. D’altro ci risulta che per situazioni analoghe le sopracitate figure istituzionali hanno mostrato diverso interessamento. Ma, come si sa, “ambasciator non porta pena” e per questo, nonostante le amarezze, nulla diremo sulla veridicità del contenuto della missiva. È evidente che questo tentativo di alimentare il pettegolezzo non è riuscito poiché, certamente, non siamo abituati – per forma mentis ed educazione – a scendere a sterili chiacchiericci. La famiglia Barba, se da una parte si sente offesa e mortificata dinanzi alla conduzione dell’intera vicenda che, forse, avrebbe meritato un’attenzione ben diversa da parte degli organi istituzionali, alla fine da questa storia esce con grande serenità ma soprattutto con la consapevolezza che i rancori ed i livori non portano a nulla se non ad offuscare la mente che, quando trattasi di gestione della cosa pubblica, dovrebbe altresì essere intrisa di lucidità nonché di obiettività. Ecco perché, aver provveduto personalmente a soddisfare la richiesta dell’Archivio di religiosità popolare di Valencia, interessato alla storia della nostra comunità, ci fa sentire doppiamente orgogliosi di aver fatto il nostro dovere, come familiari del professore Angelo Barba e come cittadini di Mussomeli: il dovere di amare il nostro paese “senza se e senza ma”, come è nostro costume. Auguri a tutti per un sereno 2012.”












